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Non c’è leggenda che ci informi su quando l’uomo ha iniziato
a fare il pane, introducendolo nella nostra alimentazione.
Sembra che il primo cereale a convertirsi in pane sia stato
l’orzo, forse la più antica graminacea, assieme al Miglio,
conosciuta dall’uomo.
Un altro tentativo di panificazione fu fatto con il miglio,
graminacea dall’elevato potere nutrizionale. In Africa e
nelle regioni caldo-aride dell’Asia meridionale trovò ancora
diffusione una specie di tortino a base di questo cereale
(“PAN DI MIGLIO”) di cui si ha notizie fin dal periodo
Neolitico.
La Segale (cereale dotato di buone caratteristiche
pacificatorie) era conosciuta assieme all’avena già nell’età
del bronzo. Intorno al IV secolo A.C. nei paesi dell’Europa
centro-settentrionale, questo cereale venne diffusamente
coltivato a scopo alimentare e il suo utilizzo si diffuse
per la preparazione del pane e dei suoi derivati.
Il frumento è un cereale che da sempre è destinato a
conoscere il maggior successo, grazie alla sua straordinaria
attitudine alla panificazione. La coltivazione risale a
tempi remoti. Questo dato ci fa pensare che il pane sia uno
dei cibi più antichi.
Farina e fuoco
Il primo passo verso la “Scoperta”del pane si registrò
quando l’uomo cominciò a triturare il grano e gli altri
cereali tra due pietre ottenendo una farina grossolana che,
mescolata con acqua, diventava una pappa commestibile.
La tappa successiva fu una buca di pietre arroventate in cui
l’uomo poneva l’impasto per la cottura.
Il pane di quel tempo era per lo più azzimo, cioè privo di
enzimi, non lievitato, e veniva consumato caldo. Di questo
tipo sono, per esempio, l’attuale piadina romagnola e il
Chapati indiano.
La scoperta del lievito
Con la scoperta del lievito il pane messo a cuocere risultò
più soffice, più leggero e appetitibile. Durante il periodo
ellenico l’arte della panificazione compì notevoli
progressi.
Basti pensare che i greci erano talmente esperti da essere
in grado di confezionare ben 72 tipi di pane i cui nomi
prendevano origine dalle forme e dal tipo di ingredienti.
La riproduzione del pane
Gli studiosi fanno risalire ai tempi preistorici le prime
riproduzioni di pane; a quei tempi non veniva usato il
frumento per preparare la farina, ma si faceva ricorso alla
tapioca, ai fagioli ed alle ghiande. Storicamente è
accertato che l’uso del pane era già in voga al tempo degli
Egiziani, quando si facevano delle piccole pagnotte
impastando la farina con l’acqua e usando sia i piedi che le
mani; lungo il corso della storia, poi il pane entrò a far
parte della civiltà Ebrea, di quella Greca e di quella
Romana.
Durante la Rivoluzione Francese il pane bianco fu imposto a
tutte le classi sociali, divenendo così un alimento di uso
comune. La miglior qualità di questo nutrimento
fondamentale, deriva dal frumento. L'utilizzo migliore della
farina deve essere successivo a 15-20 giorni dalla
macinatura.
Il pane bianco si ottiene così attraverso un procedimento
semplicissimo che prevede l’amalgamazione di un piccolo
quantitativo di farina con del lievito, impastato grazie
all’aggiunta di acqua. La pasta così ottenuta si lascia
lievitare per un certo periodo.
Si danno poi le forme che si vogliono ottenere e si mettono
in forno a cuocere. Quando il pane assume un colorito
dorato, significa che è cotto e lo si toglie dal forno. |
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